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Mantegazza Uila, necessario abbassare i toni e non proporre scenari apocalittici. Sbagliato diffondere stime negative

gio 05 marzo 2020

L’emergenza sanitaria derivante dal diffondersi del Coronavirus, che coinvolge ora pesantemente tutto  il nostro paese,  e’ motivo di analisi e riflessione nella Uila, il sindacato agroalimentare della UIL, fondata proprio oggi 70 anni fa. Il segretario generale  della Uila Stefano MANTEGAZZA ricorda l’anniversario e fa, in questa intervista, un’analisi della situazione invitando ad osservare fatti e dati nella loro interezza e sottolineando il senso di responsabilita’ che dimostrano i lavoratori del settore alimentare.

Oggi la Uil compie 70 anni. è in buona salute?
 
Avremmo voluto festeggiare questo anniversario in un contesto diverso. Pazienza! La festa è solo rinviata. Però questa è l’occasione giusta per voltarci indietro e guardare con orgoglio e soddisfazione alle conquiste sindacali realizzate dalle lavoratrici e dai lavoratori anche grazie alla UIL. È l’occasione per sottolineare le tante tutele contrattuali, pensionistiche, assistenziali che generazioni di sindacalisti della UIL hanno realizzato anche grazie al consenso crescente che la nostra organizzazione ha meritato nelle campagne, nelle fabbriche, negli uffici. È anche il momento di guardare avanti e affrontare con rinnovato impegno le sfide di oggi e di domani.
 
Come giudica le misure adottate dal governo per fronteggiare le conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus?
 
Sono fiducioso che la crisi sanitaria in atto possa essere circoscritta e superata in tempi brevi. La nostra Confederazione sta lavorando con il Governo perché nessuno resti senza cure o ammortizzatori sociali. Nel primo decreto emanato è stata prevista, in aggiunta agli ammortizzatori esistenti, la cassa integrazione in deroga anche per tutti i lavoratori agricoli, stagionali compresi.
Non basta. Dobbiamo garantire anche a chi non sta in questi giorni lavorando, tutele adeguate per quanto riguarda le giornate di disoccupazione indennizzate. Soprattutto la UIL ha chiesto al Governo uno straordinario progetto di rilancio dell’economia, indispensabile per superare questo momento.
 
Ritiene che ci sia troppo allarmismo o, al contrario, una sottovalutazione del problema?
 
Non sono uno scienziato e confido in essi e nella bontà delle decisioni assunte dalle autorità preposte, ma penso anche sia opportuno non sovrastimare gli effetti di questo virus e rapportare le azioni necessarie a contenerlo, con le ricadute conseguenti sulla economia. E soprattutto è necessario abbassare i toni e non proporre scenari apocalittici. Penso sia sbagliato diffondere stime negative su quello che sarà l’andamento del Pil nel 2020 dal momento che non esistono previsioni a livello istituzionale. Non si fa un buon servizio ai consumatori di tutto il mondo se non si apprezzano le risorse -  ad oggi oltre 4,5 miliardi di euro - che il Governo ha deciso di stanziare a favore dell’economia e del lavoro che daranno nuovo slancio ai consumi e rafforzeranno la presenza dei nostri prodotti all’estero.
 
Si riferisce alla recente nota di Federalimentare?
 
Mi piacerebbe che Federalimentare quando cita il dato della produzione industriale in calo per il 2019, aggiungesse che nello stesso contesto il nostro settore segna un +3%. Non voglio pensare che qualcuno intenda strumentalizzare la condizione attuale per ottenere una conclusione più vantaggiosa per le aziende nel negoziato di rinnovo che si è interrotto, all’ultima curva prima del traguardo, proprio il giorno in cui è scoppiata l’emergenza coronavirus nel nostro paese.
 
Federalimentare vi chiede più “realismo e senso di responsabilità”
 
Credo vada apprezzato il senso di responsabilità con cui stiamo dosando le nostre azioni di lotta. Nonostante il contratto scaduto da oltre tre mesi, i lavoratori si astengono esclusivamente dal lavoro straordinario e dalla flessibilità. Apprezziamo anche il senso di responsabilità di chi sul versante delle imprese chiede di riprendere e concludere il negoziato. Da parte sindacale non è mai venuta meno la disponibilità a verificare con Federalimentare se le distanze che hanno portato alla rottura, siano rimaste inalterate o se si siano create condizioni utili per la ripresa del negoziato e la sua positiva conclusione.
 
È ottimista?
 
Si, ma serve più consapevolezza dei cambiamenti che, con il contratto, dovremo affrontare e del fatto che le soluzioni che troveremo ci impegneranno per i prossimi quattro anni. Per questo è importante ottenere aumenti salariali adeguati, ma anche risposte decisive su quale progetto di formazione il settore alimentare intende investire nei prossimi anni, su come intende affrontare il ricambio generazionale, innovare la classificazione e l’inquadramento e su come garantire la sicurezza dei lavoratori impegnati nello stesso sito ma con contratti diversi.
Anche sul welfare è necessario investire. Ci vogliono più soldi sulla previdenza integrativa, sulla sanità e sul sostegno alla genitorialità. Sono convinto che la qualità delle nostre relazioni sindacali ci aiuterà anche in questo contesto a trovare le giuste soluzioni.

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